Prima uscita pubblica
Eccomi appena rientrato da Villadossola, per la mia prima serata di presentazione del libro alla festa nazionale della montagna. Stanco ma assolutamente felice per la bella esperienza fatta. Ho conosciuto anche due o tre ‘polentoni’, in mezzo ad una Calabria -piena di siculi- sperduta tra quelle montagne dove il treno salendo portava via il respiro, costeggiando il lago Maggiore, che, visti i tanti calabresi e siciliani presenti, poteva benissimo essere scambiato per lo stretto di Messina! Ho visto, da lontano, la cava del marmo con cui è stato costruito il Duomo di Milano, la ‘Linea Cadorna’ e tantissime casette in pietra con le coperture anch’esse in pietra, caratteristiche e bellissime. In una serata fresca di metà agosto siamo riusciti a trovare molte sinergie tra le due montagne, mischiando emozioni e conoscenze, storie di Partigiani e pastori. Ho conosciuto una guida alpina, che è intervenuta alla presentazione del secondo libro, attraverso il quale è avvenuto il gemellaggio simbolico tra l’Aspromonte e le Alpi. Quel libro parla di un sentiero teatro di battaglie Partigiane; storie che si sono mischiate alle mie storie creando quell’emozione che trasforma qualsiasi racconto in poesia. C’era anche uno scrittore del luogo, che continuava a crearmi imbarazzo chiamandomi ‘collega’ e sfogliando il mio libro oppure richiamandosi a qualche passaggio del mio discorso, visto che ho finito per parlare per primo. Era bello vedere tanta gente fermarsi ad ascoltarmi, coppie con le carrozzine, persone di ogni età che si fermavano anche solo per qualche minuto e poi andavano avanti e ne arrivavano altri. Un po’ di emozione, ma poi è filato tutto liscio, salvo qualche impappinamento inaspettato. Un gemellaggio tra i due estremi d’Italia del quale mi sento orgoglioso di essere stato l’artefice attraverso il mio racconto, uno dei tanti, su quella mitica montagna, l’Aspromonte, tanto bella quanto temuta, denigrata, ammirata da lontano, attraverso foto mozzafiato. Come una bellissima donna, di una bellezza selvaggia sul cui conto si spettegola, purtroppo non a caso o con pregiudizio, almeno non sempre, perché non mancano certo i motivi per giudicarla, ma che spesso si è attirata addosso quei giudizi per la sua bellezza inavvicinabile, per il suo cuore impenetrabile nel quale inghiotte chi osa avventurarsi nella sua conquista, nella sua opera di umanizzazione coatta. Eppure basta soltanto saperla prendere, individuandone prima i punti deboli che non le mancano. Non bisogna desiderarla, ma bisogna seguirla con dolcezza, quella montagna. I tanti calabresi presenti mi hanno trattato come fossi una personalità , mentre ero solo uno scrittore esordiente che aveva compiuto l’impresa di veder pubblicare le sue emozioni, i suoi ricordi d’infanzia, le sue nostalgie, la paure e le speranze. In quelle poche pagine e in quei disegni a matita sono convinto che molti di loro, di quei calabresi che ho incontrato alla festa, si saranno ritrovati, avranno fatto un tuffo nel loro passato. Devo fare i complimenti, assolutamente non di circostanza, ai cuochi, sia per quello che abbiamo mangiato, con abbondanza, a pranzo che per gli ’strascinati’ degustati a cena. Devo anche dire che ho notato un ritmo di vita non frenetico, con cadenze assolutamente ‘umane’. Ho conosciuto, tra gli altri, il fratello di una delle candidate al Premio Nobel per la pace, col quale ho chiacchierato piacevolmente a lungo. Per finire, ringrazio pubblicamente il mio amico Giorgio che ha voluto questa serata e che mi ha tenuto compagnia per tutto il tempo. Esperienza assolutamente da ripetere; spero di ricambiare quelle emozioni in uno scenario lontano ma per tanti versi molto più simile e vicino di quello che i km effettivi che separano le due montagne possono far pensare: l’Aspromonte… Solo così il gemellaggio sarà completo.